Liquirizia: “naturale” non significa senza conseguenze
Un dolcificante antico che, preso di continuo o in dosi concentrate, può alzare la pressione e abbassare il potassio anche in chi sta bene.
La liquirizia (Glycyrrhiza glabra) è ovunque: caramelle, tisane, integratori per la tosse o per la digestione. Proprio perché la associamo al cibo più che al farmaco, è facile sottovalutarne gli effetti. In realtà, dietro il gusto dolce-amaro c’è una molecola con un’azione ormonale ben documentata.
1.Cosa fa davvero nel corpo
Il principale responsabile è la glicirrizina. Blocca un enzima, l’11β-idrossisteroide deidrogenasi di tipo 2, che normalmente “disattiva” il cortisolo nei reni. Con l’enzima bloccato, il cortisolo si comporta come un ormone mineralcorticoide: il corpo trattiene sodio e acqua, e perde potassio. Il risultato pratico è un quadro che assomiglia a un eccesso di aldosterone, pur senza che i livelli dell’ormone siano davvero alti — per questo si parla di “sindrome da eccesso apparente di mineralcorticoidi”.
2.Quanto serve per avere un effetto
Non servono dosi eroiche. Una meta-analisi che ha messo insieme 18 studi ha trovato un aumento medio della pressione sistolica di circa 5-6 mmHg e diastolica di circa 3 mmHg con l’assunzione cronica di prodotti a base di glicirrizina, insieme a una riduzione significativa del potassio nel sangue. L’effetto è risultato correlato alla dose, ma presente anche a dosaggi relativamente contenuti nelle persone più sensibili.
Le caramelle di liquirizia vendute nel Nord Europa (in particolare in Scandinavia e Olanda) sono spesso molto più concentrate in glicirrizina di quelle italiane, e in quei paesi le autorità sanitarie hanno emesso avvisi specifici in periodi come Halloween, quando il consumo tende a impennarsi nei bambini. Non è un caso isolato: esistono casi clinici descritti in letteratura di aritmie gravi legate a un consumo quotidiano e prolungato di liquirizia, anche in persone senza patologie cardiache note.
3.I segnali a cui prestare attenzione
Gli effetti da eccesso di liquirizia possono comparire in modo subdolo: gonfiore alle gambe, debolezza muscolare, crampi. Nei casi più marcati si arriva a paralisi transitorie, aritmie e, raramente, a rabdomiolisi o arresto cardiaco — quasi sempre dopo un consumo quotidiano e prolungato, non dopo un’esposizione occasionale.
- hai ipertensione, scompenso cardiaco, una cardiopatia nota o una malattia renale;
- hai già valori di potassio bassi (ipokaliemia);
- prendi diuretici tiazidici o dell’ansa, corticosteroidi, digossina, spironolattone o farmaci per la pressione;
- sei in gravidanza — vale soprattutto per gli estratti concentrati, non per un’occasionale caramella.
4.Che uso ha, in pratica
Non esistono indicazioni solide che giustifichino l’automedicazione sistemica con liquirizia — né come espettorante né per problemi digestivi. Se la usi comunque per periodi non brevi, e specialmente se rientri in una delle categorie a rischio sopra elencate, ha senso far controllare pressione arteriosa, potassiemia, funzione renale ed elettrocardiogramma.
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione medica personalizzata.
Bibliografia
- Penninkilampi R, Eslick EM, Eslick GD. The association between consistent licorice ingestion, hypertension and hypokalaemia: a systematic review and meta-analysis. Journal of Human Hypertension, 31(11):699-707, 2017.
- Penninkilampi R et al. Bioactive Candy: Effects of Licorice on the Cardiovascular System. Foods, 8(10):495, 2019 — rassegna su meccanismo (inibizione 11β-HSD2) ed effetti cardiovascolari.